lunedì 11 luglio 2011

Tropic Journey 2011 [From Liberia to Bogotà] Chapter 3 - Bow down to the Panama Canal!

domenica 10 luglio 2011 alle ore 21.13

Camminando per le strade di San Josè

Il mitico AlfiSan Josè è una città abbastanza anonima. Se togli al Costa Rica la natura rimane soltanto la gente cordiale e generosa. E quella, anche nella capitale, non manca. Peró grandi attrattive la città non ne offre, quindi decidiamo di fermarci solo una notte.
Troviamo un b&b molto carino di proprietá di un tizio alquanto interessante, Alfi. Uomo sulla sessantina, in discreto sovrappeso. Sembra averne passate di tutti i colori nella sua vita. Parlando con il suo strano spagnolo intervallato da profondi respiri affannati, ci racconta di aver girato il mondo prima di ritirarsi a San Josè. Nato in Sud Africa aveva lavorato da giovane con il padre in non so che commercio, e poi si era dato con successo alla pittura. Ci mostra il ritratto della defunta moglie, americana, con cui aveva vissuto negli Stati Uniti per alcuni anni.il mitico Tica Bus che attraversa tutta l'america centrale
Adoro incontrare questo tipo di persone. Già soltanto il suo volto trasmetteva una storia intensa.
La notte della capitale dovrebbe offrire tanti divertimenti, ma come al solito scegliamo la zona sbagliata. Non resta che seguire la musica e così infiliamo in un anonimo e decrepito palazzo. Finiamo in un lounge bar alla moda abbastanza figo dove facciamo amicizia con gente del luogo, solo per poi scoprire che è un locale gay! Tipico.Matteo e Danny all'autogrill
La serata scorre bene e ci divertiamo spensierati, sapendo che il giorno dopo ci aspettano 16 ore di bus per Panamà.
La traversata infernale, peró offre tante sorprese, tra cui la conoscenza di un simpatico e strampalato tico di nome Dany. Fa il meccanico a puerto Limon ed è innamoratissimo della sua ragazza che l'ha coinvolto nella religione induista. Infatti sta andando a Panamà per raggiungerla in occasione di un importante festival induista. Facciamo tutto il viaggio in sua compagnia ed arriviamo a destinazione nel pieno della notte.un nuevo amigo!
Abbiamo prenotato una notte in un ostello e ci arriviamo alle 5 di mattina, il giorno dopo inizieremo ad esplorare la città.
Panama City è sorprendente. Sembra un mix di Miami e La Havana (in versione libera) e forse è proprio così che la capitale cubana potrebbe diventare una volta caduto il regime.nel mezzo della foresta pluviale di Panamàuno scorcio della baia
Parlo di vedute, di atmosfera, di sensazioni, ma anche di stile di vita. Il primo impatto è positivo. Camminiamo lungo la baia, e poi esploriamo il quartiere di Casco Viejo. La gente ci sorride e passiamo un bel pomeriggio.
Il costo della vita qui è leggermente più basso che in Costa Rica. La moneta circolante è il dollaro. In realtà loro avrebbero i balboa ma li vedi solo sotto forma di monetine quando prendi un resto, anche se comunque sono mescolati ai dollari. L'influenza statunitense si percepisce ma tra i due influssi quello latino è decisamente imperante. È pura america latina ragazzi! E mi piace di brutto!er fico de panamàragazzini giocano nei vicoli un po' come all'Avana
La serata panameña viene adeguatamente festeggiata tra cerveza e ron in vari locali della "zona viva", un quartiere fortificato dedicato alla vita notturna. Qui serve il documento e si viene perquisiti per entrare, ma almeno la sicurezza è assicurata. Fa molto strano entrare in una zona fortificata per bere una birretta, ma tanto si sa che paese che vai, usanza che trovi...attento matteino, te l'hanno pure scritto!la baia di Panama sempre più imponente
al riparo dalla pioggia (fruc fruc)Da menzionare assolutamente è la cena di degustazione al ristorante Manolo Caracol. La più buona in assoluto da quando siamo partiti. Economicamente una mazzata tra capo e collo, ma li valeva!
Ma c'è un altra vera meraviglia di Panama dopo l'incredibile skyline sulla baia (purtroppo non ho potuto fare foto di notte, era davvero mozzafiato). Parlo ovviamente del canale. Imponente e frenetico lascia davvero a bocca aperta, c'è poco altro da dire.Matte nella cattedrale abbandonata di Panama Viejo
Ora siamo su un bus diretti alla costa nord, dove domani mattina ci imbarcheremo su un veliero diretti verso Cartagena, Colombia. Cinque giorni di navigazione con soste nelle isolette disabitate di San Blas, pregando che il mare non sia tempestoso come dicono. Che Nettuno ce la mandi buona!
Panama Canal!!!
Io e il mitico Canalone!

Tropic Journey 2011 [From Liberia to Bogotà] Chapter 2 – "Esta es la sciencia de surfar, no la de caer!"

domenica 3 luglio 2011 alle ore 4.26      

Serpentello su una spiaggia vicino Montezuma... chissà se è velenoso...E' passato un po'di tempo dall'ultima volta che ho scritto. Ho avuto bisogno di metabolizzare certe sensazioni ed esperienze prima di poter buttare giù qualcosa. Non so se lo stato d'animo che ho avuto fosse dovuto all'atmosfera del Costa Rica o ad un mio personale stato di adattamento, ma ora mi sento pronto a raccontarvi qualcosa.
I pellicani di Mal Pais, villaggio di pescatori nel mezzo della giungla.Dopo la disavventura con Moses e il Rio Bianco, ci siamo fermati quella notte in un paesino sperduto, nell'unico hotel dove un gruppo di folli americani di mezza età faceva festa ballando con le loro raggrinzite mogli sulle note di orribili stornelli latini d'altri tempi. La mattina seguente, dopo aver lasciato Moses aperta al sole per qualche ora per farla asciugare siamo partiti alla volta di Montezuma, allegro paesello di fricchettoni in punta alla penisola di Nicoya.Matteo e Sandrine riguardano le foto della giornataL'allegra combriccola
Lo stato della macchina era a dir poco pietoso. Moses soffriva di frequenti mancamenti (leggi motore che scorreggia perdendo potenza) e la chiusura centralizzata delle portiere e il sensore delle cinture di sicurezza erano andati.
Tra mille preghiere riusciamo comunque ad arrivare a destinazione e a goderci un paio di giorni di tranquillità.
A Montezuma facciamo conoscenza con Sandrine, la nostra simpatica vicina di stanza francese, che diventerà parte del nostro gruppo per un po'. Ma la cosa più importante è che finalmente vediamo un po' di scimmie sugli alberi, le scimmie congo, che urlano incazzate per proteggere i piccoli. Niente di particolarmente simpatico e giocoso, non quello che ci aspettavamo da loro, ma comunque scimmie ;)Spiaggia di Manuel AntonioIo e Sandrine
L'atmosfera di Montezuma è veramente unica, con i rasta che si aggirano tranquilli e spippettano qua e là, fricchettoni che vendono ammenicoli vari di artigianato ed un sacco di viaggiatori da tutto il mondo.
Partendo dal paesino facciamo sosta da un meccanico, consigliatoci dagli americani festaioli, dove un simpatico meccanico da un occhiata a Moses, e ci dice "Oggi non ho voglia di rubarvi dei soldi, la macchina è ok, pura vida", basandosi solo sul fatto che non ci sia la spia del motore accesa. Intanto ci accorgiamo che la chiusura centralizzata ha ripreso a funzionare, rimane solo il sensore della cintura ed un puzzo di marcio infernale.
La tappa successiva sarebbe dovuta essere il vulcano Arenal, ma veniamo a sapere da Sandrine cheè spento attualmente ed il grosso dello spettacolo praticamente non c'è. Quindi nel dubbio alla fine decidiamo di andare a Manuel Antonio dove potremo finalmente fare surf e dove ritroviamo anche Sandrine.
Sveglia presto la mattina e corso di surf con Dante, questa è vita. A Dante, tico di mezz'età, è giunta voce di un certo poeta italiano suo omonimo e ne è contento.Surfing Costa Rica, guardate che belle le nostre long boardLitigio post incidente, chi aveva ragione? Matteo guarda dove vai la prossima volta, invece di venirmi addosso e farmi perdere l'onda migliore della giornata!On the way to Manuel Antonio
Fabiano, il giovane istruttore mi da qualche dritta per prendere le prime timide onde e mi urla "esta es la sciencia de surfar, no la de caer!"
Alla fine della giornata 2 o 3 onde belle sono riuscito a prenderle e uno dei miei sogni s'è avverato... il surf è una figata, e di sicuro lo voglio rifare più volte per imparare bene.  La sera siamo completamente distrutti, fatica immane, e dolori ovunque... non sto a dirvi il giorno dopo. Cmq esperienza indimenticabile!Coco bowling
A Manuel Antonio conosciamo anche Byron, mitico gestore dell'ostello Costa Linda, che ci prende in simpatia, ci offre birre e ci porta in giro per i locali più di tendenza.
Diciamo tristemente addio a Sandrine e ci rimane come ultima tappa del Costa Rica la capitale, San Josè, dove avremmo finalmente abbandonato il buon vecchio Moses.
Quale sarebbe stato il nostro destino? Ci avrebbero chiesto i 1300 dollari di caparra per la macchina ormai totalmente a puttane?
Questi sono i quesiti che ci tormentano per tutto il viaggio insieme al fatto che stavamo rimanendo senza benza perchè sulle autostrade del Costa Rica non ci sono distributori. Questo per evitare incidenti ed esplosioni catastrofiche (???).A volte disegno proprio coi piedi!
Durante la deviazione alla ricerca di un benzinaio ci accorgiamo che il sensore della cintura ha ripreso a funzionare ed il bip bip infernale ha smesso! Gioia e gaudio! Il puzzo ormai è quasi impercettibile, rimane solo il motore che scorreggia, ma speriamo che non lo controllino. E così sarà! L'omino della Budget mi passa il foglio e mi dice "el carro esta'ok, firma por favor"! Addio Moses, sei stato un grande compagno di viaggio, ci mancherai e ti ricorderemo per sempre! Moses scodinzola con il tergicristallo posteriore mentre ci allontaniamo tra le strade di San Josè.Io e Moses <3

domenica 26 giugno 2011

Tropic Journey 2011 [From Liberia to Bogotà] Chapter 1 – Pura Vida


Welcome to Costa Rica
muy rico!
24 Giugno 2011
La primissima accoglienza in Costa Rica è un bel sorriso, sembra quasi la Thailandia dell'America Latina.
La gente così cordiale, disponibile e simpatica non puó che mettere di buon umore e farti passare delle splendide giornate.
All'arrivo a Liberia abbiamo direttamente noleggiato un Daihatsu Bego 4x4 (a cui presto daremo un nome) e ci siamo diretti attraverso la fitta giungla, tra pantani e strade dissestate, in direzione delle spiagge della penisola di Nigual.
Matte alla guida del nostro inarrestabile mezzo!
Alla fine della giornata Playa Brasilito, la nostra meta, ci ha regalato uno dei migliori benvenuti di sempre. Scaricati i bagagli ci siamo fiondati sulla spiaggia di fronte all'hotel e ci siamo tuffati nell'oceano pacifico godendoci uno degli spettacoli della natura più strabilianti. Un tramonto così non l'avevo mai visto, il sole sembrava sciogliersi a contatto con il mare mentre tutto si colorava di rosso ed un enorme pellicano ci sorvolava. Indimenticabile.
Playa qualcosa...
La monster ci accompagnerà sempre!
25 Giugno 2011
Ma veniamo alle note dolenti. Dove sono i venditori di frutta sulla spiaggia tipici dei paesi tropicali? O più in generale la frutta? Sono 10 giorni che ho una voglia matta di frutta e ancora non ne ho avuto una dose decente. Datemi un mango!!!
E poi vorrei sapere perchè questo paese sembra così tanto un parco giochi per americani. Ragazzini che giocano a fare i colonialisti. Tutto è organizzato, disposto e dipinto a loro misura. Per me che voglio un esperienza genuina non è il massimo. Mi ricorda la thailandia anche in questo, appunto, ma dov'è la Cambogia del centro america? Mi sa che ce la perderemo.
Guidando alla volta di Montezuma avevamo deciso di fare sosta a Playa Coyote, descritta sull guida come una delle località più belle della costa pacifica.
Tres Leches, più o meno il tiramisù dell'america latina... delizioso!
Sulla via peró decidiamo di fare una piccola deviazione giusto per dare un occhiata alla costa interna della penisola. La deviazione in questione peró scatenerà una serie di eventi tanto imprevedibili quanto nefasti.
Vediamo un gruppetto di autostoppisti a bordo strada, una mamma con tre bambini, di cui uno piccolo di un anno in braccio e decidiamo di dargli una mano.
Ecco l'allegra famigliola nicaraguense che ci ha riempito la macchina...
la pizza offerta dagli italiani è più buona!
Ci fermiamo ed assistiamo ad una biblica moltiplicazione delle persone. Nel giro di 2 minuti ci troviamo la macchina piena di questa famiglia di Nicaraguensi che dopo una serie di spiacevoli eventi hanno deciso di raggiungere dei parenti in Costa Rica e sono in viaggio a piedi da nove giorni.
Li portiamo ben più in la di dove avremmo voluto arrivare. Offriamo pizze e cocacola a tutta la famigliola con grandissima gioia dei bambini e li salutiamo, ovviamente non senza le foto do rito.
Ecco i miei figli adottivi!
A quel punto decisione carmica. Da dove siamo giunti esiste sulla mappa un altra strada che porta a Playa Colon, che a questo punto è diventata più breve.
E così attiviamo il 4x4 della nostra bella macchinina e ci dirigiamo verso il nostro sterrato destino.
Lungo la strada troviamo qualche torrentello da passare agevolmente e con gran divertimento... Fino a quando dopo una curvona ecco che ci si gela il sangue. Un cazzo di fiume! Non il Po ok, ma nemmeno un ruscelletto. Insommma un fiumiciattolo con i suoi cazzo di coglioni quadrati. Che fare?
Matteo scandaglia il fiume maledetto!
Si potrà guadare visto che taglia preciso preciso la strada segnata sulla mappa? Seguiamo la procedura di guado segnata sulla mappa e a piedi iniziamo a scandagliare il fondale. L'acqua non arriva mai oltre il ginocchio ma quello che mi preoccupa è il terreno molto fangoso e soffice che non da per niente stabilità e che sotto il peso della macchina ci potrebbe far affondare. Dopo una lunga diatriba e sotto consiglio di un ragazzino del luogo, decidiamo di provare almeno fino a dov'è più bassa per vedere se regge.
Matteo impavido alla ricerca di un appiglio con gli amici Ticos
e via che si va!
Morale della favola: non ha retto una sega. Inabissata la ruota frontale destra appena l'acqua è diventata più alta, non abbiamo potuto fare più niente. Il momento peggiore è stato quando, io che guidavo, mi sono visto arrivare l'acqua a metà stinco, con il motore che ancora andava, mentre Matteo cercava eroicamente immerso fino a mezzo torace di sollevare la ruota inabissata.
I ticos (così si fanno chiamare i costaricensi) sono persone veramente eccezionali, ci hanno aiutati trainandoci fuori con un trattore e non volevano neanche niente in cambio. Il momento di panico è stato poi vedere se la macchina, che grondava da tutte le parti, sarebbe ripartita. È ripartita. Respiro di sollievo e scaricare euforico di adrenalina. Ora ha un po'l'impianto elettrico schizofrenico e il motore ogni tanto fa le bizze, peró viaggia.
Non siamo arrivati a Montezuma quella notte, ma l'avventura continua!
P.S. Abbiamo dato un nome al fuoristrada... Mosè!
Hero of the day!

Tropic Journey 2011 [From Liberia to Bogotà] Chapter 0 – The Longest Day


23 Giugno 2011
God Bless USA!
Partire di nuovo… finalmente… un tale sollievo. Questa è la mia condizione naturale ormai, qualcosa che mi fa sentire veramente vivo. L’aeroporto con il suo mix di ordine e caos ci proietta verso il giusto stato d’animo per iniziare quest’avventura. Piccolo problema è che: vai di Malpensa, vai di NewArk, vai di 13 ore a Houston, carica, carica… ma non arriviamo mai!!!
Il nostro scalo ad Houston ad esempio era pieno di possibili soluzioni per passare quelle 13 ore, ma il vecchio Murphy e la sua cazzo di legge non perdonano mai. 2 ore e passa di ritardo dell’aereo ci spiazzano ed arriviamo che è praticamente già tutto chiuso. La tipa dell’ufficio informazioni ci fa capire che è inutile andare a downtown a meno che non abbiamo intenzione di farci accoltellare e derubare da barboni ubriachi, quindi affamati e distrutti dalla stanchezza prendiamo un taxi alla ricerca di un Motel 6 o Super 8 dove passare la notte su un letto e fare una doccia.
Barbon chic American Style
Scaricati nel mezzo del niente a 10 min dall’aeroporto scopriamo subito che per quanto riguarda l’agognato letto non se ne parla perché gli hotel a buon mercato sono tutti strapieni, non ci resta quindi che mangiare qualcosa tra le mille cavallette e bere una birra nel cartoccio. Puro american style.
Domani sarà una lunga giornata. Inizia la vera avventura, arrivo a Liberia, Costa Rica e parte la traversata, direzione Bogotà.
Stay tuned!
In America tutti i sogni diventano realtà!

giovedì 6 gennaio 2011

2011: A new decade starts

It's time for a change.
This is not about new year's resolutions, it's about my walk in this life's path.
What am I? What can I accomplish? Now it's time to find it out.

giovedì 14 ottobre 2010

Life goes on

I'm gonna write this in english, and I guess all my posts will be written like this from now on. This to make my fans happy, of course.
Actually I was thinking about writing this post since many days ago, but you know, life runs fast and time goes by.
Ginny and Rob got married few days ago. Then also Gabriella and Riccardo did. In July my cousin Roberta became wife. Many people around me are going on with their life, taking it to the next step, I'm standing here looking.
I turn 30 next week. Never tought it would affect me as much as my older friend said, but it does. Fuck!
I can feel the pressure on my shoulder. Is it really time to look back? To take note of past accomplishments?
Oh God... That's not pleasant.
Maybe I should just look back to what I did in 30 years of life and not to what I've not done yet.
And actually I did quite a lot.
I always imagine myself with a notepad in my hand. A big list of things to do, experiences to live in one life and I marked several already. I flight on a helicopter, I shoot with a shotgun in the desert (check the video below), I ate tarantula, I jumped from cliffs, I did scuba diving, I met Go Nagai and many others...
I think I could be quite satisfied for now, but I want more and more.
I use to joke with some friends saying that I will die one day in a piss and blood puddle somewhere in the globe. It wouldn't be bad. If you understand what I mean... and probably you don't.
So... what's the point?
I'm gonna be 30 next week and I will rock as I never did before!
Fuck life!
There is a list to complete!

sabato 25 settembre 2010

Memories from Chile

After quite a long time I finally had time to sort, select and tweak my photos from the travel in Chile I did in June 2009. And here they are... It's time to catch back with all the photos from my last travels...

martedì 7 settembre 2010

Backstage!

Questo è un breve backstage dello shooting che ha dato come frutto la foto di copertina della mostra fotografica COSPLAY.
 


Thanks to my great friend Vanessa Walton for making it ;)

domenica 5 settembre 2010

COSPLAY - La mia prima mostra fotografica!

Paolo Cellammare – COSPLAY
1 - 13 Settembre 2010
Galleria Via Larga - Palazzo Medici Riccardi
via Cavour,9 Firenze


“Molti fotografi e cosplayer hanno accettato la sfida e si adoperano per creare scatti molto particolari ed artistici, portando il cosplay oltre gli incontri ad esso dedicati nelle manifestazioni legate alla fotografia”. Così Paolo Cellammare sulle sue foto dedicata al cosplay, la forma di espressione – nata in Giappone – e poi diffusa in tuto il mondo che consiste nell'indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile, in genere dei fumetti ma anche dei giochi di ruolo, interpretandone il modo di agire. Il cosplay fonde insieme sartoria, artigianato, abilità di trucco e recitazione arrivando di fatto a portare in vita personaggi appartenenti alla finzione. “Quando si tratta di scattare cosplay – continua Paolo - è importante anche mantenere una certa attinenza verso la serie ed i personaggi, sia nella scelta della location sia nello stile degli scatti, ma questo non vuol dire che sia necessariamente un limite ma può anche essere uno spunto per creare qualcosa di molto particolare ed interessante”.

"Paolo Cellammare, nato ad Ischia nel 1980 ma trasferitosi da piccolo a Firenze, è stato definito da un sito specializzato come uno dei più grandi fotografi mondiali di cosplay, Al di là di un sodalizio decennale con Francesca Dani, star del cosplay, ha lavorato con modelli e modelle di tutto il mondo. Partecipa ai maggiori festival e vetrine internazionali del settore e pubblica su siti e riviste specializzati, italiani e non. Collabora – unico fotografo ufficiale italiano - con Cosplay.com, sito web leader del settore. Con Francesca Dani è stato invitato in America Latina come ospite d’onore a numerose fiere ed eventi nel settore del fumetto e dell’animazione. Viaggiando per il mondo è stata anche un’opportunità enorme per sviluppare l’interesse verso un genere molto diverso di fotografia, il reportage. Il connubio con il suo spirito di videomaker lo porta a realizzare nel 2009 il documentario “Wishes on a Falling Star”, girato clandestinamente a Cuba ed in parte trasmesso da Rai Tre. Contemporaneamente alla lavorazione del film ha anche scattato un corposo reportage fotografico tuttora in gran parte inedito. E’ quotato anche come fotografo di moda e glamour e lavora alla Rai di Milano."




  

Going eastbound in Summer 2010 - Chapter 7 - Dubai crane city

martedì 20 luglio 2010 alle ore 23.42

Dubai creek
Arabi ai grandi magazzini...

Dubai non è un posto facile, nè da comprendere nè da vivere.
Sebbene tra i paesi islamici sia uno dei più occidentalizzati e tolleranti, le regole musulmane si fanno comunque sentire. In più ci si mette il caldo insopportabile. 45°C ed un umidità pressante ed inaspettata da una zona desertica.
Arabi sciano ai grandi magazzini...

Ero abituato agli oltre 40 di Las Vegas, ma l'umidità intorno al 10% li rendeva abbastanza sopportabili. A Dubai no. E'difficile abituarsi a camminare in un forno e quindi le visite a piedi ai quartieri della città diventano brevi e sofferte. Tanto più che il quartiere storico di Deira, sebbene in stile arabo, probabilmente sarà risalente a 20 o 30 anni fa.
Dubai vista dall'osservatorio del Burj Kalifa
Piccioni svolazzano sui prati viola (???)
della città...

Ben altra storia la parte nuova della città dove abbiamo potuto visitare il centro commerciale più grande del mondo (con all'interno mega aquario dove poter fare diving con gli squali), sovrastato dal Burj Kalifa, palazzo più alto del mondo, ed il secondo centro commerciale più grande del mondo (perchè non superarsi da soli?) con all'interno tanto di pista da sci.
Burj Kalifa, il palazzo più alto del mondo!
La fontana del Dubai Mall...
vi ricorda qualcosa?

Il Burj Kalifa è senza dubbio imponente e spettacolare. Sinuoso ed affusolato sembra quasi estendersi a perdita d'occhio ben oltre i suoi 800 metri di altezza, misura che già di per se non ha eguali.
Ai suoi piedi una mega fontana, spudoratamente copiata da quella dell'hotel Bellagio di Las Vegas, che con simile cadenza si produce in entusiasmanti show d'aqua a tempo di musica. Da brividi il suono degli spari d'aqua più alti, autentiche esplosioni.
perchè bere RedBull quando
c'è l'energy drink di Tonino Lamborghini?

Non poteva mancare una mattinata sulla spiaggia di Jumeirah, con vista sul Burj al Arab. Vista relativamente buona perchè la foschia a Dubai raggiunge livelli record, basta andare qualche chilometro più lontano e non si vede neanche più il Burj Kalifa. In più diciamo che le ore in spiaggia non sono state per niente piacevoli.
trova l'intruso ;)

Abbiamo benedetto il fatto che il mare fosse più freddo che in Thailandia, e siamo stati in acqua praticamente tutto il tempo anche perchè comunque asciugarsi fuori era un impresa impossibile. Si passava direttamente dall'essere bagnati all'essere bagnati di sudore, senza quel momento asciutto di mezzo. Lo spettacolo però è stato interessante. I bagnanti, quasi tutti giovani uomini arabi, che di solito vedi per strada tutti seri e compassati, qui sembravano una banda di ragazzine, ridacchiando e facendo giochi stupidi in acqua. Facevano tenerezza :)
Unica salvezza se sei fuori in strada a Dubai sono le fermate degli autobus. Vere e proprie cabine dotate di aria condizionata, sicuramente paradiso dei barboni, se solo ne avessi visto almeno uno.
Insomma alla fine tirando le somme devo dire che sicuramente non ci tornerei volentieri. Diciamo che non fa per me.
Tanto per rendere l'idea del caldo di Dubai.
Non aveva appena piovuto, è sudore quello!
Ed ero così già 10 min dopo essere uscito dall'hotel...

Inoltre vedere tutti questi cantieri, migliaia di gru e di palazzoni immensi e vuoti mi mette angoscia. Ovunque ti giri c'è un senso di incompiuto e di morto, inerte. E'quasi deprimente. O forse lo era ripensando ai vivaci luoghi visitati nelle ultime settimane.
Ma tutto alla fine viene messo via nel bagaglio di esperienze ed anche quelle meno piacevoli diventano importanti ed utili.
Questa è globalizzazione! O__o


La mente corre velocemente indietro pensando ai luoghi ed alle persone conosciute. Alcune magari le ritroveremo, molte altre non le vedremo mai più ma sono state parte di questa avventura e le ricorderò per sempre.
Never forget!
Over the top.